Chiunque sia Asperger o abbia costantemente a che fare con una persona Asperger, sa bene che per lei/lui qualsiasi argomento non rientri nella rosa dei propri interessi è totalmente irrilevante. Può effettivamente succedere che qualcosa che non si conosce o non si sia approfondito sufficientemente desti l’interesse dell’Aspie in quel preciso momento, ma di solito non è così. Se la persona Asperger è ben compensata (leggi: ha capito come funziona il mondo dei neurotipici e ha trovato il modo di adattarsi) può sostenere una conversazione su cose che ritiene non interessanti, simulando qualche tipo di partecipazione (ma in realtà annoiandosi a morte); se non lo è (perché è in una posizione meno adattata sullo spettro, perché è un bambino che non ha ancora imparato a interagire con i neurotipici o semplicemente perché non ne ha nessuna voglia), tenderà o ad abbandonare la conversazione o a portarla sui “suoi” argomenti.

Personalmente, posso dire di aver imparato abbastanza bene a gestire queste conversazioni, ma solo ed esclusivamente quando si svolgono con persone a me amiche o in qualche modo intime. Con gli sconosciuti riesco a buttare là qualche frase di circostanza in risposta a non-argomenti quali il tempo, la politica, dove-andremo-a-finire-, si stava meglio quando si stava peggio, non c’è più religione, ma tutti questi immigrati, ecc. Il tormento peggiore, però, è quando devo ascoltare, mio malgrado, le conversazioni irrilevanti degli altri: in coda in qualche ufficio, sui mezzi pubblici e, soprattutto al mare.

Ora, vivendo a Viareggio, il mare è parte integrante della mia esistenza: la stagione inizia a maggio e finisce a ottobre. E questo sarebbe di per sé stupendo: aria, sole, salmastro, tutte cose super-salutari. Il problema è che Viareggio non è un punto sperduto in mezzo all’Oceano Atlantico, ma una città turistica molto frequentata, d’estate. Molto. Soprattutto da persone che al mare ci vanno non (o almeno non solo per) prendere il sole, fare il bagno e godersi un po’ di sano relax, no: ci vanno per PARLARE con gli altri. E, indovinate un po’ di cosa? Esatto: argomenti irrilevanti. Certo, irrilevanti per me e rilevantissimi per loro, ma ciò non toglie che la cosa rappresenti per la sottoscritta un tormento immane. Perché quando te ne stai bella tranquilla al tuo ombrellone leggendoti un bel libro, sentire blaterare incessantemente i vicini di ombrellone sui propri cavoli come se fossero le cose più importanti del mondo (non fraintendetemi: lo so benissimo che per loro lo sono. Non lo sono per me!), è veramente uno stress.

Vi faccio qualche esempio: la studentessa universitaria che descrive alle amiche per filo e per segno tutto il proprio corso di studi, il tizio milanese che parla incessantemente del proprio lavoro al vicino di ombrellone , il vecchio barbogio che ha scoperto la tecnologia e trascorre ore al cellulare sbraitando cose varie all’interlocutore (che evidentemente risponde a monosillabi, visto che parla sempre l’altro, senza la benché minima pausa), e soprattutto – musichetta di tensione stile film horror – Le Signore Che Si Ritrovano Dopo L’Inverno. Esatto, perché l’assegnazione degli ombrelloni è sempre la stessa, quindi le comari che di anno in anno stanno sempre accanto e parlano per tutta la santa estate, con la fine della stagione devono necessariamente smettere, riprendendo non appena torna l’estate. Ma, un attimo. Prima devono ragguagliarsi su tutto ciò che è successo durante l’inverno. Tutto. E quindi; matrimoni, funerali, nascite, assunzioni, licenziamenti, diplomi, lauree, rotture di relazioni e inizio di nuove, traslochi, nonché tutto ciò che è successo alla tizia di tre ombrelloni dopo, poveraccia. Lei sì che è sfortunata. E giù con disgrazie, incidenti, incendi, morti, feriti e amenità varie ripescate indietro nel tempo anche di qualche decennio.

Ecco, io a volte mi metto nella posizione di osservatore e cerco di capire come mai i neurotipici si comportino così. Ma davvero sono interessati a tutto quello che succede agli altri? Perché a giudicare dal tempo che trascorrono in queste interazioni, si direbbe di sì. Evidentemente la socializzazione cosiddetta “normale” si basa proprio su argomenti irrilevanti.

Calma, calma: il mio non è un atteggiamento di superiorità (o, almeno, non è voluto): lo so che le MIE esperienze non sono più importanti di quelle degli altri. Che è l’esatto motivo per cui non ne parlo, se non espressamente interrogata al riguardo!

Ma arriviamo alla soluzione: visto che dopo i primi cinque minuti di questa involontaria esposizione al chiacchiericcio infinito altrui vado fuori di testa, come me la cavo? Semplicissimo: smartphone, auricolari bluetooth super-isolanti, e compilation indie a gogo. E quando mi va di sentire il rumore delle onde, dall’ombrellone mi sposto sulla riva del mare: anche lì c’è chi chiacchiera di nulla, ma almeno il suono delle voci è attutito e dalle 18 in poi è possibile godere di un po’ di relativa pace.

Foto mia, scattata il 10/06/2017