Mi chiamo Chiara Guarascio, e mi sono laureata in Psicologia Clinica nel 2012 con una tesi sulla sindrome di Asperger all’Università degli Studi Guglielmo Marconi. La tesi si intitola “Sindrome di Asperger: aspetti clinici e psico-sociali”, e mi ha fruttato un bel 110 e lode!
Sono ormai diversi anni che mi interesso della sindrome di Asperger e dei disturbi dello spettro autistico; i due anni prima di laurearmi li ho passati a raccogliere materiale scientifico (testi e articoli, al 99% in inglese) per la mia tesi, ma non mi bastava vedere le cose da un punto di vista scientifico. Così ho contattato, tramite alcuni forum nazionali e internazionali, delle persone Asperger che sono state incredibilmente gentili e disponibili e mi hanno raccontato la loro vita.  Nonostante il fatto che la maggior parte delle persone Asperger abbia difficoltà di relazione con gli altri e anche una serie di problemi a livello sensoriale, molti di loro hanno elaborato ingegnose strategie per riuscire nella vita, e devo dire che hanno avuto un grande successo. Il mondo Asperger per me è incredibilmente affascinante e interessante e non mi stanco mai di esplorarlo.

Anche perché, come racconto nel blog, man mano che raccoglievo dati mi sono accorta che, involontariamente, stavo trovando molte risposte alle domande che mi sono sempre fatta su me stessa. Perché sono così “strana e diversa”? Perché spesso mi sembra di essere un’aliena capitata su un pianeta abitato da esseri che sembrano capirsi perfettamente tra loro ma che non capiscono me, e viceversa? Perché mi “fisso” su certe cose? Perché non ne sopporto altre? Perché non riesco a inserirmi in determinati standard sociali e relazionali?

E poi, finalmente ho capito. E ho capito anche che le persone Asperger sono un anello di collegamento tra il mondo tra  neurotipico e il mondo dei disturbi dello spettro autistico. E che, pertanto, è necessario dar vita a una sorta di canale comunicativo tra questi due mondi, in modo da creare uno scambio reciproco che porti ad un’altrettanto reciproca comprensione. Perché non ha senso dire “siete voi che vi dovete adattare”. Ognuno è come è, ma questo non significa che non ci si debba sforzare per aprire la propria visone/esperienza del mondo a chi ce l’ha diversa. Non migliore o peggiore, semplicemente diversa. E, al di là di stereotipi e retoriche sterili, a mio modesto parere la diversità è una cosa che non va negata, combattuta, nascosta, adattata, ma può diventare una risorsa. Un’enorme risorsa. Ed è proprio su questo concetto che baso ciò che faccio.